Droni e guerra del futuro: come l’Ucraina ha rivoluzionato il campo di battaglia

La guerra in Ucraina ha accelerato una rivoluzione militare globale: droni, guerra elettronica e intelligenza artificiale dominano il campo di battaglia.

MONDOEUROPA

Marco Cornetto

1/23/2026

An unmanned aerial vehicle (uav) sits on a runway.
An unmanned aerial vehicle (uav) sits on a runway.
Droni: la rivoluzione nel modo di condurre la guerra nata dall’esperienza del conflitto in Ucraina

Il nome viene dall’inglese to drone. È il ronzio che si sente nell’aria quando si avvicina. Non lo si vede: lo si percepisce con l’udito, come se si trattasse di un grosso e fastidioso insetto.

Ma è piuttosto lui che ci guarda e ci scruta, e decide se siamo da eliminare oppure no. Il drone è l’occhio del XXI secolo: una sorta di Polifemo che vola in alto sopra le nostre teste. È in grado di identificare un’automobile e i suoi passeggeri, distinguere le portate di un pranzo all’aperto, e capire se chi cammina su un sentiero di montagna è un pericoloso terrorista oppure un alpinista dilettante.

Non si poteva immaginare che questi apparecchi-ordigni sarebbero diventati i dominatori del campo di battaglia, determinando un vero e proprio Big Bang che ha generato un nuovo universo della guerra, in espansione a velocità incontrollabile.

Stiamo assistendo a una rivoluzione del modo di combattere che provoca lo stesso sconcerto che provarono i cavalieri del XIV secolo con l’introduzione della polvere da sparo e degli archibugi. Oggi, con i droni, un adolescente grasso e goffo può, con un joystick posizionato a chilometri dal fronte, avere la meglio su reparti addestrati e specializzati, impiegati secondo tattiche ormai superate, neutralizzandoli con facilità.

Il miracolo della resistenza ucraina: come si è concretizzato

Gli ucraini sono stati i primi a rendersi conto delle potenzialità di questi strumenti. Una scoperta spontanea, dal basso, con singoli plotoni di fanti che hanno iniziato a usare i droni per filmare gli agguati alle avanguardie russe.

Le immagini hanno poi invaso i social: carri armati “decapitati” dai missili portatili americani Javelin, trasportati dagli stessi droni, torrette d’acciaio divelte che schizzano in aria per decine di metri come fuscelli.

Questi video hanno reso plateale la disfatta iniziale della macchina bellica putiniana, impantanata alle porte di Kiev e dilaniata da uno stillicidio di agguati: una bestia arrogante caduta in trappola.

Per alcuni mesi dall’inizio dell’invasione i droni sono apparsi invincibili, facendo strage di veicoli blindati, cannoni e lanciarazzi. Le riprese delle telecamere di bordo hanno amplificato la loro fama, trasmettendo l’idea che le truppe di Mosca fossero tecnologicamente arretrate. Un falso mito.

I russi hanno pagato a caro prezzo la loro arroganza: convinti che Kiev si sarebbe arresa senza lottare, hanno mandato avanti colonne corazzate prive di scorta contraerea, lasciando i droni ucraini liberi di infierire.

Quando si sono resi conto dell’errore, hanno reagito. Non solo attivando uno scudo efficace, ma dimostrando una solida competenza nelle contromisure elettroniche hi-tech.

Hanno individuato le frequenze radio utilizzate per pilotare i droni, bombardandole di impulsi elettromagnetici per spezzare la connessione tra centrali di guida e macchine, che finivano così per schiantarsi al suolo.

Nonostante ciò, la lotta è proseguita a colpi di innovazione tecnologica, sostenuta dalla ricerca scientifica e dall’industria di entrambe le parti.

Come continua la guerra dei droni in Ucraina: l’era dei robot guerrieri

Oggi, sui campi di battaglia del Donbass o di Zaporizhzhia, si contano milioni di droni, in gran parte di tipo kamikaze. Il loro livello tecnologico evolve senza sosta.

Ogni cinque-sei mesi entra in scena una nuova generazione. Le innovazioni offrono un vantaggio dal fiato corto: dopo circa due mesi gli avversari iniziano a contrastarle, e dopo altri due sono in grado di neutralizzarle.

È un ritmo forsennato, imposto dalla competizione bellica, che ha dato una spinta senza precedenti alla ricerca e alla produzione. Mai così tante risorse economiche, scientifiche e industriali erano state investite nella realizzazione di sistemi senza pilota.

Dal 2022 tutto è cambiato, e tutto continua a cambiare in maniera frenetica. Una sola certezza emerge: siamo entrati definitivamente nell’era dei robot guerrieri.

Il futuro: l’invincibile armata dei robot

Unmanned — senza uomo — è il mantra delle grandi figure della competizione hi-tech, come Elon Musk. Nel criticare il supercaccia Lockheed Martin F-35, il jet invisibile ai radar più avanzato degli arsenali occidentali, Musk afferma:

«Gli aerei con un uomo ai comandi sono obsoleti nell’era dei droni. Faranno sì che i piloti vengano uccisi».

E aggiunge un corollario significativo: il progetto dell’F-35 sarebbe stato compromesso fin dall’inizio, perché concepito per fare troppe cose per troppe esigenze diverse, diventando un costoso e complesso tuttofare senza eccellere in nulla.

È l’onda lunga del conflitto ucraino, che ha dimostrato come i sistemi militari pensati per operare in contesti multipli risultino spesso più costosi e complessi che realmente efficienti.

Il nuovo paradigma propone un’alternativa: strumenti disegnati su misura per un singolo profilo di combattimento, in uno scenario ben determinato, costruiti rapidamente e su larga scala, con costi enormemente inferiori rispetto ai 90-100 milioni di dollari di un F-35.

Questi apparati saranno aggiornabili come software di smartphone, per tenere testa alle innovazioni del nemico. A bordo non ci sarà alcun equipaggio: l’essere umano è considerato un freno alle prestazioni.

A comandarli sarà l’intelligenza artificiale, con cervelli elettronici progettati esclusivamente per il combattimento e predisposti a dialogare con le altre macchine da guerra.

Non esistono limiti ai teatri operativi: cielo, mare, spazio e dimensione cyber. Il modo di combattere nato dall’esperienza ucraina sta dando forma a un’“invincibile armata” di robot che, usando una metafora arcaica, sono i velociraptor che stanno saltando al collo dei grandi dinosauri.

L’Italia non resta a guardare: l’innovazione nelle Forze Armate

Siamo entrati in una nuova dimensione del conflitto: la guerra elettromagnetica, ormai fusa con quella cibernetica. Una sfida priva di materialità, combattuta con impulsi, frequenze e virus informatici.

L’Esercito italiano, attraverso le competenze del Reggimento Rombo, integra concretamente guerra elettromagnetica e cyber, puntando al controllo totale delle comunicazioni: telefoni cellulari, apparati informatici, reti radio.

Individuare e azzerare le frequenze che tele-dirigono i droni. Impedire il coordinamento dell’esercito nemico isolando le truppe dai comandi. Hackerare i sistemi che gestiscono batterie missilistiche, cannoni semoventi e persino quartier generali di brigata.

O, meglio ancora, fare tutto questo in modo sincronizzato, con l’assistenza dell’intelligenza artificiale.

La massima espressione di questa forma di guerra è la “bolla tattica”: una cupola elettromagnetica in cui le frequenze nemiche vengono annullate mentre quelle amiche restano operative.

A irradiarla sono apparati installati su un fuoristrada blindato, operativo ovunque, anche a ridosso della prima linea. La bolla è invisibile, ma i suoi effetti sono immediati: i droni avversari precipitano, mentre i “nostri” continuano a funzionare. Lo stesso accade a cellulari, radio e connessioni web.

Con lungimiranza, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello, ha disposto che entro pochi anni ogni brigata disponga di una propria bolla tattica.

Come nelle astronavi di Star Trek o Star Wars, sarà uno scudo capace di respingere gli ordigni più insidiosi.

Una nuova era nell’arte della guerra è già iniziata.

Marco Cornetto - Analista Geodiplomazia.it - 23/01/2026