Meloni sente Machado: “Senza Maduro si apre un nuovo capitolo per il Venezuela”

Dopo la caduta di Maduro, Giorgia Meloni parla con Maria Corina Machado e sostiene una transizione democratica in Venezuela, difendendo la legittimità dell’intervento USA.

ITALIAAMERICA LATINA

Franco Fantera

1/5/2026

Meloni sente Machado: «Senza Maduro si apre un nuovo capitolo per il Venezuela»

L’uscita di scena di Nicolás Maduro apre, secondo il governo italiano, una fase inedita per il futuro politico del Venezuela. È questo il messaggio centrale della conversazione telefonica avvenuta nella serata di domenica tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, resa nota da Palazzo Chigi.

Secondo la nota ufficiale, il colloquio si è concentrato sulle “prospettive per una transizione pacifica e democratica in Venezuela”, all’indomani dell’operazione militare statunitense che ha portato alla deposizione del presidente Nicolás Maduro. Per Roma, la fine del suo governo rappresenta un passaggio potenzialmente decisivo per restituire al Paese sudamericano istituzioni funzionanti e uno Stato di diritto credibile.

Un “nuovo capitolo di speranza” per il Venezuela

Nel corso della telefonata, Meloni e Machado hanno condiviso la valutazione secondo cui l’uscita di scena di Maduro “apre un nuovo capitolo di speranza per il popolo venezuelano”. Un passaggio che, nelle parole riportate dal comunicato, dovrebbe consentire ai cittadini di tornare a godere dei principi fondamentali della democrazia e della rule of law, dopo anni segnati da repressione politica, isolamento internazionale e collasso economico.

La posizione italiana si inserisce in un quadro occidentale profondamente diviso. Mentre numerosi Paesi hanno condannato l’operazione statunitense come una violazione del diritto internazionale e della sovranità di uno Stato, la presidente del Consiglio ha definito l’intervento “legittimo”, qualificandolo come un’azione difensiva contro una “minaccia ibrida alla sicurezza nazionale americana”.

Secondo Meloni, il regime venezuelano avrebbe infatti svolto un ruolo attivo nel favorire e alimentare il narcotraffico internazionale, configurandosi come un attore statale coinvolto in attività criminali transnazionali. Una lettura che avvicina la posizione italiana a quella di Washington, pur senza un pieno allineamento sul piano dei metodi.

Il distinguo di Roma: legittimità dell’operazione, ma scetticismo sull’uso della forza

Accanto al riconoscimento della legittimità dell’azione americana, Meloni ha introdotto un distinguo significativo. La premier ha infatti sottolineato che l’intervento militare esterno non rappresenta, in generale, lo strumento migliore per contrastare regimi autoritari o totalitari. Una precisazione che riflette la tradizionale cautela italiana nell’uso della forza e la preferenza per soluzioni multilaterali e diplomatiche, almeno sul piano dichiarativo.

Roma, tuttavia, ribadisce di aver sempre mantenuto una posizione nettamente critica nei confronti di Maduro, considerato responsabile della deriva autoritaria del Paese e della sistematica repressione dell’opposizione. In questo senso, la caduta del presidente venezuelano viene letta come una discontinuità politica che l’Italia intende accompagnare, piuttosto che contestare.

La versione americana e la contro-narrazione venezuelana

Dal lato statunitense, il presidente Donald Trump ha rivendicato apertamente il successo dell’operazione, affermando che gli Stati Uniti controllano ora il Venezuela e i suoi interessi petroliferi. Dichiarazioni che hanno contribuito ad alimentare ulteriormente le tensioni internazionali, rafforzando l’idea di un intervento non limitato al solo obiettivo politico.

Sul fronte opposto, la vicepresidente e ora presidente ad interim Delcy Rodríguez ha respinto la legittimità del cambio di potere, sostenendo che Maduro resti l’unico capo di Stato legittimo del Paese. Trump ha reagito a queste affermazioni con toni durissimi, arrivando a dichiarare che Rodríguez potrebbe subire “una sorte peggiore” rispetto a quella del leader deposto.

Un contesto globale sempre più instabile

La vicenda venezuelana si inserisce in un contesto internazionale già segnato da crescenti tensioni sistemiche. Nelle stesse ore, Trump ha rilanciato la sua volontà di ottenere il controllo della Groenlandia, suscitando una dura reazione dell’Unione europea contro quelle che sono state definite minacce di annessione nei confronti di uno dei territori costitutivi del Regno di Danimarca.

Non solo. Il presidente americano ha lasciato intendere che Colombia, Messico e persino Cuba potrebbero rientrare in una futura lista di obiettivi strategici, ampliando l’ombra di una politica estera sempre più assertiva e imprevedibile nel continente americano.

In questo scenario, Trump ha anche preso le distanze dall’ipotesi che Maria Corina Machado possa guidare il nuovo corso politico venezuelano. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il presidente statunitense sarebbe irritato dal fatto che la leader dell’opposizione abbia ricevuto il Premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che Trump avrebbe ambito a ottenere.

L’Italia tra principio e realpolitik

La telefonata tra Meloni e Machado fotografa bene la linea italiana sulla crisi venezuelana: sostegno all’opposizione democratica, legittimazione politica del cambio di fase, ma anche consapevolezza dei limiti dell’intervento militare come strumento di trasformazione politica.

Per Roma, il Venezuela rappresenta oggi un banco di prova più ampio, che va oltre l’America Latina. In gioco non c’è solo la transizione di un singolo Paese, ma il modo in cui l’Occidente – e l’Italia al suo interno – intende conciliare difesa della democrazia, rispetto del diritto internazionale e gestione delle nuove minacce ibride.

Il “nuovo capitolo” evocato da Meloni resta dunque aperto, carico di aspettative ma anche di incognite. La vera sfida, per Caracas come per i suoi partner internazionali, sarà trasformare la fine di Maduro non in un semplice cambio di potere, ma in una transizione credibile e sostenibile nel tempo.

Franco Fantera - Analista Geodiplomazia.it - 05/01/2026